DL 13 MAGGIO 2011 N. 70 (DECRETO SVILUPPO) – MISURE DI INTERESSE PER LE AZIENDE

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DL 13 MAGGIO 2011 N. 70 (DECRETO SVILUPPO) – MISURE DI INTERESSE PER LE AZIENDE

Category:ECONOMICO
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ALLE AZIENDE ASSOCIATE
LORO SEDI
Prot. n. II/   1593 /11
Avellino, 27 luglio 2011
OGGETTO: DL 13 MAGGIO 2011 N. 70 (DECRETO SVILUPPO) – MISURE DI INTERESSE PER LE AZIENDE.
E’ stato convertito in legge e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il cosiddetto Decreto Sviluppo, recante “Semestre europeo – Prime disposizioni urgenti per l’economia” (DL n. 70/2011 convertito in legge n. 106 del 12 luglio 2011, in G. U. n. 160 del 12 luglio 2011).
Si approfondiscono di seguito le misure del decreto in materia di crediti di imposta,  tenendo conto delle modifiche apportate in sede di conversione in legge.
Credito di imposta per la ricerca scientifica (art. 1)
La norma istituisce sperimentalmente per il 2011 e 2012 un credito di imposta a favore delle imprese che finanziano progetti di ricerca in Università, enti pubblici di ricerca e organismi di ricerca.
Tali enti possono sviluppare i progetti finanziati anche in associazione, in consorzio, in joint venture e simili con altre qualificate strutture di ricerca, anche private. Altre strutture finanziabili possono essere individuate con decreto del MIUR di concerto con il MEF, previo parere delle competenti commissioni parlamentari.
Nel passaggio parlamentare di conversione del decreto legge sono stati inclusi nella definizione di enti pubblici di ricerca – oltre agli enti pubblici di ricerca di cui all’articolo 6 del Contratto collettivo quadro per la definizione dei comparti di contrattazione per il quadriennio 2006-2009 e all’ASI, Agenzia Spaziale Italiana – anche gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.
Il nuovo credito d’imposta – che sostituisce il credito d’imposta previsto per il 2011 dalla legge n. 220/10 (art.1, c. 25), conseguentemente soppresso – ha le seguenti  caratteristiche:
– va usufruito in tre quote annuali di pari importo, a decorrere da ciascuno degli anni 2011 e 2012;
– spetta per gli investimenti realizzati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010 e fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2012;
– è calcolato sulla spesa “incrementale” calcolata quale l’importo percentuale eccedente la media degli investimenti in ricerca (commissionata a tali enti
pubblici di ricerca) effettuati nel triennio 2008-2010;
– spetta nella misura del 90% della spesa incrementale in ricerca, se commissionata ad università, enti pubblici di ricerca ed organismi di ricerca.
Dalla formulazione della norma sembra che la percentuale possa essere diversa nel caso di ricerca commissionata agli altri soggetti, eventualmente individuati con decreto dei ministeri sopra indicati;
• è utilizzabile solo in compensazione orizzontale con tributi diversi, con esclusione della compensazione con contributi previdenziali e assistenziali, premi INAIL e altre entrate individuate con decreto;
• non concorre alla formazione del reddito ed alla base imponibile IRAP, e non rileva ai fini del calcolo dei prorata dei proventi esenti di cui all’articolo 61 e 109 del TUIR (rapporto di deducibilità degli interessi passivi per gli imprenditori persone fisiche e rapporto di deducibilità delle spese in presenza di ricavi/proventi esclusi da imposizione). Deve essere indicato in dichiarazione (quadro RU), ma non è soggetto al limite di utilizzo di euro 250.000 previsto per i crediti iscritti in tale quadro.
Tra i principali aspetti che debbono essere ancora chiariti:.
• l’applicazione dell’incentivo agli investimenti in ricerca ed innovazione;
• la possibilità per le imprese di utilizzare anche strutture interne di ricerca e
sviluppo;
• le modalità di calcolo del credito di imposta: in particolare se i costi per investimenti da assumere nella media di confronto siano solo quelli relativi ad investimenti in R&S commissionata ad Università ed enti pubblici di ricerca (come emergerebbe dalla lettura della relazione tecnica) oppure tutti quelli per R&S effettuati dalle imprese.
Per l’attuazione della misura è autorizzata la spesa di complessivi 484 mln di euro così ripartiti: 55 mln per l’anno 2011, 180,8 mln per l’anno 2012, 157,2 mln per l’anno 2013 e 91 mln per l’anno 2014. Tali quantificazioni derivano dalla stima, contenuta nella Relazione tecnica, degli investimenti in R&S commissionata da soggetti privati a centri pubblici di ricerca: circa 1,8 miliardi di euro. Considerando un investimento incrementale annuo del 15% (circa 275 mln di euro) e la ripartizione in tre rate annuali si giunge ad una stima media di circa 180 mln annui (somma delle due rate di 90 mln per gli anni 2011 e 2012).
Ove si registrino scostamenti tra l’utilizzo del credito e le somme stanziate a copertura, il Ministro dell’Economia con proprio decreto provvederà alla riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle spese dei singoli Ministeri, con esclusione delle somme stanziate per il finanziamento ordinario dell’Università, delle risorse destinate alla ricerca, del finanziamento del 5 per mille e delle risorse destinate alla manutenzione e conservazione dei beni culturali.
Credito d’imposta per le assunzioni nel Mezzogiorno (art. 2)
La norma istituisce un credito d’imposta per ogni lavoratore assunto nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia) a tempo indeterminato. L’assunzione deve essere operata nei dodici mesi successivi alla data di entrata in vigore del decreto (14 maggio 2011).
L’agevolazione si configura come un aiuto di Stato per l’assunzione di lavoratori svantaggiati, compatibile con la disciplina comunitaria senza necessità di notifica alla Commissione Europea ai sensi del Regolamento CE n. 800/2008. Il funzionamento della misura agevolativa prevede pertanto il rispetto di tutte le condizioni stabilite dal citato regolamento comunitario.
Nello specifico, il credito d’imposta spetta nella misura del 50%:
A) dei costi salariali sostenuti nei 12 mesi successivi all’assunzione, in caso di  assunzione di lavoratori svantaggiati ai sensi della disciplina comunitaria, cioè di persone che rientrano nelle seguenti categorie:
o persone che non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
o persone che non possiedono un diploma di scuola media superiore o professionale;
o lavoratori che hanno superato i 50 anni di età;
o adulti che vivono soli con una o più persone a carico;
o lavoratori occupati in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25 % la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici dello Stato membro interessato, se il lavoratore interessato  appartiene al genere sottorappresentato;
o membri di una minoranza nazionale all’interno di uno Stato membro che hanno necessità di consolidare le proprie esperienze in termini di conoscenze linguistiche, di formazione professionale o di lavoro, per migliorare le prospettive di accesso ad un’occupazione stabile.
B) dei costi salariali sostenuti nei 24 mesi successivi all’assunzione, qualora  l’assunzione riguardi lavoratori “molto svantaggiati” ai sensi della disciplina  comunitaria, ovvero disoccupati cd. di lunga durata, privi di lavoro da almeno 24 mesi.
Il costo salariale comprende l’importo totale effettivamente pagabile dal beneficiario  degli aiuti in relazione ai posti di lavoro considerati, inclusa la retribuzione lorda, prima delle imposte, e i contributi obbligatori, quali gli oneri previdenziali e i contributi assistenziali per figli e familiari.
Il calcolo del credito d’imposta è operato considerando la differenza tra il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato, rilevato in ciascun mese, ed il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato mediamente occupato nei 12 mesi precedenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (13 luglio 2011).
Per i lavoratori assunti con contratto a tempo parziale, il credito d’imposta spetta  proporzionalmente alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale.
L’incremento della base occupazionale va considerato al netto delle diminuzioni  occupazionali verificatesi in imprese controllate o collegate o riferibili allo stesso  soggetto, anche per interposta persona. Il credito d’imposta – da indicare in dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta cui è concesso – è utilizzabile esclusivamente in compensazione, entro tre anni dalla data di assunzione.
Non concorre alla formazione del reddito ed alla base imponibile IRAP, e non rileva
ai fini del calcolo dei prorata dei proventi esenti di cui all’articolo 61 e 109 del TUIR.
Sono cause di decadenza dall’agevolazione fiscale:
a) la diminuzione del numero complessivo di dipendenti a tempo indeterminato rispetto a quello rilevato mediamente nei 12 mesi precedenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto;
b) la mancata conservazione dei posti di lavoro creati per un periodo minimo di
3 anni (2 per PMI); 
c) l’accertamento definitivo di o violazioni non formali delle norme fiscali o contributive in materia di lavoro dipendente, per le quali siano state irrogate sanzioni di importo  pari o superiore a euro 5.000,
o violazioni della normativa sulla salute o sulla sicurezza dei lavoratori,
o provvedimenti definitivi della magistratura per condotta antisindacale
del datore di lavoro.
La norma, come modificata in sede di conversione, precisa che nei casi di cui alle  lettere b e c) i datori di lavoro sono tenuti alla restituzione del credito già usufruito.
Nel caso di cui alla lettera c) l’importo da restituire è quello del credito maturato ed
usufruito dal momento della violazione, e i termini per il recupero delle minori somme versate o del maggior credito riportato, comprensivi di interessi legali e sanzioni, decorrono dal definitivo accertamento delle violazioni. Il credito di cui abbia già usufruito il datore di lavoro sottoposto a procedura concorsuale è considerato credito prededucibile.
Poiché come detto il credito d’imposta si configura come un aiuto di Stato in  esenzione, ai sensi del Regolamento CE n. 800/2008, si applicano tutte le disposizioni contenute nel Regolamento, ivi incluse le disposizioni generali relative a determinate esclusioni dall’ambito di applicazione dell’agevolazione e al divieto di cumulo con altri aiuti di Stato che incidano sugli stessi costi ammissibili.
Con decreto non regolamentare del Ministro dell’Economia e delle finanze – da  adottare di concerto con i Ministri del Lavoro e delle politiche sociali, dei Rapporti con le regioni e della Gioventù, e previa intesa con la Conferenza Permanente Stato- Regioni – saranno stabilite le norme di attuazione ed i limiti di finanziamento garantiti da ciascuna Regione, anche al fine di garantire il rispetto delle condizioni che consentono l’utilizzo dei fondi strutturali comunitari per il cofinanziamento del credito d’imposta.
Le risorse necessarie per l’attuazione dell’agevolazione derivano, previo consenso  della Commissione Europea, dall’utilizzo congiunto delle risorse nazionali e comunitarie del Fondo Sociale Europeo (FSE) e del Fondo Europeo di sviluppo regionale (FESR).
Il Ministro dell’economia, con decreto, provvede al monitoraggio degli oneri previsti dalla norma in commento, con possibilità di ridurre la dotazione del FAS, nel caso
si verifichino scostamenti rispetto alle previsioni.
Per l’operatività dell’agevolazione, fermo restando i termini indicati per le assunzioni, sarà necessario attendere l’emanazione del previsto decreto ministeriale e le disposizioni attuative che saranno emanate dell’Agenzia delle Entrate, come  avvenuto per le precedenti versioni del credito d’imposta, anche per chiarire eventuali dubbi per esempio sull’applicabilità del credito d’imposta alla conversione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro a termine.
Secondo la relazione tecnica al decreto, il nuovo credito d’imposta dovrebbe portare ad un aumento occupazionale di circa 42.300 unità, con un costo per l’Erario stimato approssimativamente in circa 500 mln di euro nel periodo 2011- 2014.
Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno (art. 2bis)
Nel corso dell’iter di conversione del decreto è stato introdotto un nuovo articolo volto a rifinanziare, attraverso i fondi strutturali europei, il credito di imposta per gli  investimenti al sud di cui all’articolo 1, commi 271-279 della legge n. 296/2006.
Il MEF, di concerto con il Ministro dei rapporti con le regioni e previa intesa della  conferenza permanente per i rapporti Stato – regioni – province autonome, stabilirà
con decreto di natura non regolamentare i limiti di finanziamento per ciascuna regione interessata, la durata dell’agevolazione, nonché le disposizioni di attuazione necessarie a garantire la coerenza con le procedure e priorità dei fondi europei.
La fruizione del credito avviene entro i limiti delle disponibilità previste dal decreto del MEF, e i soggetti interessati hanno diritto al credito di imposta fino all’esaurimento delle risorse, secondo le modalità che saranno individuate con apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.
Le risorse per l’attuazione della misura sono individuate, previo consenso dell’Unione Europea, nell’utilizzo congiunto delle risorse del FESR e del cofinanziamento azionale destinate ai territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Viene inoltre introdotto il monitoraggio preventivo degli utilizzi del credito di imposta, seguendo l’approccio già adottato in passato per altre agevolazioni (es.credito per la ricerca e sviluppo).
Sarà nostra cura aggiornarVi tempestivamente sull’emanazione degli ulteriori provvedimenti regolamentari per la piena operatività delle misure illustrate.
Distinti saluti.
IL DIRETTORE
Dr. Giacinto Maioli


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