NUOVE REGOLE PER L’USO DEI SISTEMI DI VIDEOSORVEGLIANZA. PROVVEDIMENTO DEL GARANTE PER LA PRIVACY.

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NUOVE REGOLE PER L’USO DEI SISTEMI DI VIDEOSORVEGLIANZA. PROVVEDIMENTO DEL GARANTE PER LA PRIVACY.

Category:ECONOMICO
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Prot.n. II/ 1363 /10

Avellino, 26 maggio 2010

 

NUOVE REGOLE PER L’USO DEI SISTEMI DI VIDEOSORVEGLIANZA. PROVVEDIMENTO DEL GARANTE PER LA PRIVACY.

 L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, con il Provvedimento in materia di videosorveglianza dell’ 8 aprile 2010 – pubblicato in G.U. n. 99 del 29 aprile 2010 – ha varato le nuove regole alle quali soggetti pubblici e privati dovranno conformarsi, per installare telecamere e sistemi di videosorveglianza. Il provvedimento sostituisce quello del 2004 e introduce importanti novità.

 

Di seguito riportiamo la sintesi del contenuto del Provvedimento. 

INFORMATIVA

Secondo le indicazioni del nuovo Provvedimento del Garante, gli interessati devono essere sempre informati di essere in procinto di accedere ad una zona video sorvegliata-

 A tal fine, il Garante ritiene che si possa utilizzare lo stesso modello semplificato di informativa “minima”, indicante il titolare del trattamento e la finalità perseguita, già individuato ai sensi dell’art. 13, comma 3, del Codice nel provvedimento del 2004 e riportato in fac-simile nell’allegato n. 1 al Provvedimento.

 

Tale cartello:

–               deve essere collocato prima del raggio di azione della telecamera, anche nelle sue immediate vicinanze e non necessariamente a contatto con gli impianti;

–               deve avere un formato ed un posizionamento tale da essere chiaramente visibile in ogni condizione di illuminazione ambientale, anche quando il sistema di videosorveglianza sia eventualmente attivo in orario notturno. Tale prescrizione deve essere adempiuta entro il 29 aprile 2011;

–               può inglobare un simbolo o una stilizzazione di esplicita e immediata comprensione, eventualmente diversificati al fine di informare se le immagini sono solo visionate o anche registrate. 

Il Garante ritiene auspicabile che l’informativa, se resa in forma semplificata avvalendosi del predetto modello, rinvii a un testo completo contenente tutti gli elementi di cui all’art. 13, co. 1, del Codice, disponibile agevolmente senza oneri per gli interessati, con modalità facilmente accessibili anche con strumenti informatici e telematici (in particolare, tramite reti Intranet o siti Internet, affissioni in bacheche o locali, avvisi e cartelli agli sportelli per gli utenti, messaggi preregistrati disponibili digitando un numero telefonico gratuito). 

In ogni caso il titolare, anche per il tramite di un incaricato, ove richiesto è tenuto a fornire anche oralmente un’informativa adeguata, contenente gli elementi individuati dall’art. 13 del Codice. 

Deve inoltre essere resa nota agli interessati la circostanza che il sistema di videosorveglianza sia collegato direttamente con le forze di polizia, utilizzando eventualmente il modello semplificato di cui all’allegato 2 del Provvedimento.

 Sanzioni:

la violazione delle disposizioni riguardanti l’informativa (es. mancata indicazione del titolare, della finalità perseguita e dell’eventuale collegamento con le forze di polizia) è punita con la sanzione amministrativa da 6.000 a 36.000 euro (art. 161 D.Lgs. 196/03). 

VERIFICA PRELIMINARE

Devono essere sottoposti a verifica preliminare solo gli impianti particolarmente sofisticati: impianti così detti “intelligenti” o dotati di software che permettono il riconoscimento della persona tramite collegamento o incrocio o confronto delle immagini rilevate con dati biometrici. Sono ad oggi pertanto esclusi dalla richiesta di questa verifica gli impianti più diffusamente utilizzati che semplicemente rilevano e registrano le immagini. 

Va invece posta particolare attenzione a non eccedere i tempi massimi di conservazione delle immagini registrate per non ricadere nell’obbligo di richiedere all’Autorità una verifica preliminare. 

L’eventuale obbligo di richiedere la verifica preliminare andrà assolto entro il 29 settembre 2010. 

MISURE DI SICUREZZA

I dati raccolti mediante sistemi di videosorveglianza devono essere protetti con idonee e preventive misure di sicurezza, riducendo al minimo i rischi di distruzione, perdita, accesso non autorizzato, trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta, anche in relazione alla trasmissione delle immagini. Devono inoltre essere adottate specifiche misure tecniche ed organizzative che consentano al titolare di verificare l’attività espletata da parte di chi accede alle immagini o controlla i sistemi di ripresa; in particolare dovranno essere adottati:.

 

–               diversi livelli di visibilità e trattamento delle immagini (designazione per iscritto di un numero delimitato di incaricati ad accedere ai locali dove sono situate le postazioni di controllo, ad utilizzare gli impianti e, nei casi in cui ciò sia indispensabile, a visionare le immagini; individuazione dei diversi livelli di accesso in corrispondenza delle specifiche mansioni attribuite ad ogni singolo operatore distinguendo tra chi è unicamente abilitato a visionare le immagini da chi può effettuare ulteriori operazioni) anche attraverso l’attribuzione di credenziali di autenticazione che abilitino ad effettuare unicamente le operazioni di propria competenza;

–               accorgimenti per limitare la possibilità, per i soggetti abilitati, di visionare le immagini registrate e di effettuare sulle stesse operazioni di cancellazione e duplicazione;

–               accorgimenti per garantire la cancellazione anche automatica delle registrazioni dopo 24 ore dalla rilevazione. Solo in alcuni casi (come i mezzi di trasporto) o per la particolare rischiosità dell’attività svolta dal titolare del trattamento (il Provvedimento cita come esempio le banche) può ritenersi ammesso un periodo più lungo comunque non eccedente la settimana;

–               accorgimenti per garantire, nel caso di interventi di manutenzione, che i soggetti a ciò preposti possano accedere alle immagini soltanto se questo si renda indispensabile al fine di effettuare eventuali verifiche tecniche ed in presenza dei soggetti abilitati alla visione delle immagini;

–               accorgimenti contro il rischio di accesso abusivo alle reti informatiche nel caso di apparati digitali connessi a reti informatiche;

–               accorgimenti per l’applicazione di tecniche crittografiche nel caso di trasmissione tramite una rete pubblica di comunicazioni. 

Le misure di sicurezza devono essere adottate entro il 29 aprile 2011.

Sanzioni:

il mancato rispetto di tali specifiche prescrizioni comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 euro (art. 162, comma 2-ter, D.Lgs. 196/03). 

Viceversa, l’omessa adozione delle generiche misure minime di sicurezza comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da 20.000 a 120.000 euro (art. 162, comma 2-bis, D.Lgs. 196/03) ed integra la fattispecie di reato prevista dall’art. 169 del D.Lgs. 196/03 punito con l’arresto sino a due anni. 

DURATA DELL’EVENTUALE CONSERVAZIONE DELLE IMMAGINI

È rimasto invariato il limite temporale massimo delle 24 ore dalla rilevazione per la conservazione delle immagini rilevate, fatte salve speciali esigenze in relazione a festività o chiusura degli uffici, nonché nel caso in cui si debba aderire ad una specifica richiesta investigativa dell’autorità giudiziaria o di polizia giudiziaria. 

Solo in alcuni casi, per la particolare rischiosità dell’attività o per peculiari ragioni tecniche, può ritenersi ammesso un tempo più ampio di conservazione dei dati, che non deve comunque superare la settimana. Un eventuale allungamento dei tempi di conservazione deve essere valutato come eccezionale e deve comunque preventivamente sottoposto alla verifica del Garante. 

Sanzioni:

il mancato rispetto dei tempi di conservazione delle immagini raccolte e del correlato obbligo di cancellazione di dette immagini oltre il termine previsto comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 euro (art. 162, comma 2-ter, D.Lgs. 196/03).

 SETTORI SPECIFICI

Rapporti di lavoro

Il provvedimento conferma il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa nell’uso di sistemi di videosorveglianza. È vietata l’installazione di apparecchiature specificatamente preordinate alla predetta finalità: non devono quindi essere effettuate riprese al fine di verificare l’osservanza dei doveri di diligenza stabiliti per il rispetto dell’orario di lavoro e la correttezza nell’esecuzione della prestazione lavorativa (ad es. orientando la telecamera sul badge). Vanno poi osservate le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori quando la videosorveglianza è resa necessaria da esigenze organizzative o produttive, ovvero è richiesta per la sicurezza del lavoro: in tali casi, ai sensi dell’art. 4 della l. n. 300/1970, occorre il preventivo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti.

Tali garanzie vanno osservate sia all’interno degli edifici, sia in altri contesti in cui è resa la prestazione di lavoro. 

Sanzioni:

il mancato rispetto di quanto sopra prescritto comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 euro (art. 162, comma 2-ter, D.Lgs. 196/03). 

L’utilizzo di sistemi di videosorveglianza preordinati al controllo a distanza dei lavoratori o ad effettuare indagini sulle loro opinioni integra la fattispecie di reato prevista dall’art. 171 del Codice Privacy (art. 38 Statuto dei lavoratori: ammenda da euro 154 a euro 1.549 o arresto da 15 giorni ad un anno). 

Sotto un diverso profilo, eventuali riprese televisive sui luoghi di lavoro per documentare attività od operazioni solo per scopi divulgativi o di comunicazione istituzionale o aziendale, e che vedano coinvolto il personale dipendente, possono essere assimilati ai trattamenti temporanei finalizzati alla pubblicazione occasionale di articoli, saggi ed altre manifestazioni del pensiero. In tal caso, alle stesse si applicano le disposizioni sull’attività giornalistica contenute nel Codice Privacy, fermi restando, comunque, i limiti al diritto di cronaca posti a tutela della riservatezza, nonché l’osservanza del codice deontologico per l’attività giornalistica ed il diritto del lavoratore a tutelare la propria immagine opponendosi, per motivi legittimi, alla sua diffusione. 

Utilizzo di webcam o camera-on-line a scopi promozionali-turistici o pubblicitari

Le attività di rilevazione di immagini a fini promozionali-turistici o pubblicitari, attraverso webcam devono avvenire con modalità che rendano non identificabili i soggetti ripresi. Ciò in considerazione delle peculiari modalità del trattamento, dalle quali deriva un concreto rischio del verificarsi di un pregiudizio rilevante per gli interessati: le immagini raccolte tramite tali sistemi, infatti, vengono inserite direttamente sulla rete Internet, consentendo a chiunque navighi sul web di visualizzare in tempo reale i soggetti ripresi e di utilizzare le medesime immagini anche per scopi diversi dalle predette finalità promozionali-turistiche o pubblicitarie perseguite dal titolare del trattamento. 

Sistemi integrati di videosorveglianza

In caso di utilizzo di sistemi integrati di videosorveglianza – ovvero di sistemi che offrono servizi centralizzati di videosorveglianza remota da parte di vari soggetti (società di vigilanza, Internet e service providers, fornitori di video specialistici, ecc.) oltre alle forze di polizia – occorre:

– attivare idonei sistemi per la registrazione degli accessi logici degli incaricati e delle operazioni compiute sulle immagini registrate, compresi i relativi riferimenti temporali, con conservazione di tali informazioni per un periodo non inferiore ai sei mesi.

– predisporre una separazione logica delle immagini registrate dai diversi titolari. 

Tali misure dovranno essere adottate entro il 29 settembre 2010.  

Sanzioni:

il mancato rispetto di tali misure comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 euro (art. 162, comma 2-ter, D.Lgs. 196/03).

 Nel caso in cui le misura sopra riportate non siano integralmente applicabili per la natura e le caratteristiche dei sistemi di videosorveglianza utilizzati, il titolare è tenuto a richiedere una verifica preventiva all’Autorità. 

PRIVATI ED ENTI PUBBLICI ECONOMICI

Nell’ambito del principio del “bilanciamento degli interessi”, il Provvedimento stabilisce che la rilevazione delle immagini può avvenire senza consenso degli interessati quando sia effettuata per perseguire un legittimo interesse del titolare o per fini di tutela delle persone e dei beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo o per finalità di prevenzione incendi o di sicurezza del lavoro. 

La videosorveglianza è quindi ammessa in presenza di concrete situazioni che la giustifichino, a protezione delle persone, della proprietà o del patrimonio aziendale. 

Il testo integrale del provvedimento ed il vademecum predisposto dal Garante sono disponibili in calce alla presente nota. 

 

Distinti saluti 

IL DIRETTORE

Dr. Giacinto Maioli 

All.c.s.

Provvedimento in materia di videosorveglianza 

 

 


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